Perché, nel tuo romanzo, l’impegno sociale sembra avere un accezione negativa?

Il mio atteggiamento potrebbe essere liquidato come una superficiale ricerca del “politicamente scorretto” a tutti i costi: non è esattamente così.

Recita un famoso aforisma di Karl Kraus :

Confessiamo una buona volta a noi stessi che da quando l’umanità ha introdotto i diritti dell’uomo, si fa una vita da cani.

Cosa si nasconde dietro a questo paradosso, espresso con la consueta genialità dallo scrittore austriaco ?

Ultimamente ho letto un libretto, I pericoli della solidarietà di Sergio Ricossa.

Il pamphet sostiene la tesi che l’umanitarismo, le buone intenzioni, la fratellanza universale abbiano da sempre un lato oscuro, e questo, aldilà del fatto che ci sia o meno del losco, da parte di chi predica o esercita suddette virtù.

Il “virtuoso”, scrive Ricossa, sulla scia del filosofo inglese Mandeville , nel peggiore dei casi è un ipocrita; nel migliore dei casi è uno che gratifica se stesso servendo gli altri.

Non c’è dubbio che solidarietà e fratellanza universali possano essere, infatti, motivo di immensa soddisfazione, con poco impegno: difficile è amare il nostro vicino rompicoglioni, mentre facilissimo è amare (soprattutto in tv, sui social o, magari, sulle pagine di un saggio) entità astratte come l’umanità, il “fratello”, la “società”, la “comunità”. Entità astratte di cui non sentiremo mai il sudore e la puzza.

Bisogna considerare inoltre, che umanitarismo e culto dei diritti umani, in un certo senso, si sono cristallizzati in una vera e propria “ideologia” del neo-imperialismo occidentale.

Con l’umanitarismo e i diritti umani si giustificano, senza possibilità di replica, gli interventi militari, la sacralizzazione del mercato, l’ossessione per il politically correct, fino ad arrivare al paradosso – come ha dimostrato Slavoj Žižek , nel suo libretto Contro i diritti umani – che ci si appella a queste “buone intenzioni” per giustificare i capisaldi della disuguaglianza.

Siamo troppo abituati a una morale da film western (il bene assoluto, il male assoluto) e spesso dimentichiamo di analizzare (e nel caso anche di “demistificare”) l’immaginario.

La verità di questo mondo non ha forma monolitica, assomiglia di più al simbolo della tradizione cinese yin e yang: è dinamica, oppositiva, ha un centro immobile ma, attorno a questo centro, senza contraddizione, c’è il movimento incessante e apparentemente contraddittorio.

Ecco perché, anche in quel che ci sembra incontrovertibilmente “buono”, c’è sempre un “lato oscuro”, senza il quale, tra l’altro, lo stesso lato solare non emergerebbe con altrettanta chiarezza.

BIBLIOGRAFIA
S. Ricossa, I Pericoli della solidarietà, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2014
S. Žižek, Contro i diritti umani, Il Saggiatore, Milano 2005

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